La consegna del Libro del Sinodo

Cattedrale Santa Maria Assunta, Alife, 18.05.2018

“La consegna del Libro del Sinodo è un punto di arrivo del nostro sforzo di essere Chiesa. È opera corale partita della Visita pastorale, ma sviluppatasi durante i lavori preparatori e le Assemblee sinodali: è lì che è nato tutto”.
Venerdì 18 maggio Mons. Valentino Di Cerbo ha consegnato alla sua Diocesi il Libro del Sinodo atteso dopo la solenne conclusione dell’Evento avvenuta il 14 ottobre 2017.

Non un momento che archivia il Sinodo, bensì una nuova tappa nel cammino della Chiesa locale che in esso ha intravisto non l’evento ma un’esperienza che si colloca nello spazio e nel tempo, in continuità rispetto alla Storia, e può essere stile di vita nella misura in cui ognuno sceglierà di vivere la logica del ritorno verso Gerusalemme, secondo lo stile dell’icona biblica di Emmaus che ha guidato spiritualmente l’intero percorso sinodale.

Il lavoro condotto per lunghi mesi dalla Segreteria, dalle Commissioni tematiche, dalle Assemblee di Forania è stato affidato al Vescovo e poi dalle sue mani è stato nuovamente consegnato alla sua Chiesa locale: conferma che Sinodo è stato ed è lo scambio di esperienze, carismi; è un divenire di spirito e azioni, il confronto tra pareri e sogni diversi; è partecipazione all’unico progetto che chiede ai credenti di esserci, ora e qui.

Cerimonia che ha avuto inizio con l’arrivo in Cattedrale della pregiata statua cinquecentesca della Madonna del Latte che la Parrocchia locale ha portato nelle case dei cittadini di Alife in occasione della Peregrinatio mariana: a Maria, in questa occasione il Vescovo Valentino ha voluto legare il forte momento diocesano: “Abbiamo atteso il ritorno di Maria, per celebrare questa nuova Pentecoste della Chiesa di Alife-Caiazzo, lei ci porta l’odore delle pecore…delle case, delle cucine, della vita, perché diventi il nostro odore. Questa antica statua ci ricorda la nostra storia e la sua presenza materna in questi territori. Ci ricorda il cammino fatto, le nostre ferite e i nostri ritardi, le nostre difficoltà di essere Chiesa, ma anche i miracoli che la grazia di Dio nonostante tutto ha compiuto e compie tra noi”.

La preghiera dei Vespri ha fatto da guida all’intera serata e in esso a più riprese Mons. Di Cerbo ha innestato parole e gesti: dapprima l’omelia, poi la consegna del Libro a tutti i membri sinodali e in ultimo lo scoprimento della lapide e ricordo dell’evento diocesano a distanza di due secoli dall’ultimo celebrato nella ex diocesi di Alife.

Lo ha definito, il Vescovo, “un bel momento di normalità per la nostra Chiesa”, momento rivelatore di “una Chiesa desiderosa di essere germe e inizio del Regno in questo territorio di periferia, ma dove il Signore è presente e ci educa alla intelligenza delle Scritture e alla lettura profonda della nostra storia, per farcela scoprire come una bella storia d’amore che ci spinge a dare lieti annunci di salvezza”.

Contenuti e tempi, nei mesi di lavori del Sinodo, si sono innestati e coniugati con uno stile ben preciso, che Di Cerbo in più occasioni ha richiamato, quello della fretta evangelica, che come ha sottolineato il Pastore, “non è la frettolosità superficiale di tanta nostra azione pastorale, ma la fretta di Maria, che è frutto dell’amore per la nostra Chiesa!”

Un sinodo che dopo decenni ho posto ai sacerdoti e ai laici la domanda “quale Chiesa vogliamo essere per il territorio?” e preteso dalla loro comune esperienza ecclesiale e laicale risposte di senso, nuove rotte, e nuovi atteggiamenti che ora sono indicati e impressi nel Libro appena affidato alle piccole comunità locali.
La strada è tracciata grazie al lavoro di molti; si è trattato di una scelta corale in cui a ciascuno è stato chiesto ed offerto di intervenire, di contraddire, di manifestare il proprio parere, di farsi voce di altri…


Libro di corresponsabilità che tra le righe porta impresso in filigrana il volto di preti, catechisti, operatori caritas, laici impegnati in associazioni e movimenti… Un Libro che è specchio e non muro, che anello di congiunzione tra una storia passata e un tempo futuro, un libro che è motore che spinge in avanti la Chiesa di Alife-Caiazzo.
Un libro che, di mano in mano, ha fatto tappa nelle case e nel cuore di 141 delegati sinodali, ha sostato come un appunto di viaggio nei cassetti di tutti prima di ritornare, arricchito di contenuti, nelle mani del Vescovo che a fine Sinodo, come lui ha spiegato in questa occasione “ha esercitato il suo ruolo di legislatore accogliendo quanto era stato a Lui consegnato della segreteria e dando la forma definitiva con un lungo e puntuale lavoro redazionale. È stato come mettere il suggello della sua autorità e del suo carisma e tradurre in unità ed organicità quanto il popolo di Dio aveva suggerito: analisi veritiere e sogni per questa Chiesa”.

Una Chiesa alla quale, in ultimo del suo intervento, ha rivolto un “grazie” particolare dopo aver menzionato la Segreteria del Sinodo: “grazie a te mia Chiesa di Alife-Caiazzo per cui prego e sogno, perché testimoni continuamente a chi è nell’incertezza e nella tristezza, a chi è pecora senza pastore, a chi ama e desidera la vita il volto bello della Sposa di Cristo, donando a tutti e senza riserve, soltanto la sua ricchezza più grande: Gesù”.