Vescovi della Campania, una lettera ai sacerdoti e ai fedeli di tutte le Diocesi

Come ridare slancio alla Pastorale dopo l'emergenza causata dalla pandemia di Covid19

Mons. Orazio Francesco Piazza, amministratore apostolico

I Vescovi della Campania si confrontano, mettono insieme le esperienze delle Comunità parrocchiali e diocesane durante la lunga quaratena da Coronavirus: sotto la lente – o meglio, sotto lo sguardo premuroso – ci sono i fedeli, giovani, anziani, famiglie, alle prese con un nuovo modo di gestire, maturare e condividere la vita interiore e, quando possibile, qualche occasione di incontro via web per non perdere di vista i gruppi ecclesiali e le fraternità di appartenenza.
Ad accompagnare la riflessione, affidata ai sacerdoti in una Lettera (scarica) le parole di Papa Francesco pronunciate la sera del 27 marzo nella surreale Piazza San Pietro, bagnata di pioggia, di dolore e di attesa: «Signore, tu ci rivolgi un appello, un appello alla fede. In questa Quaresima risuona il tuo appello
urgente: “convertitevi”, “ritornate a me con tutto il cuore”. Ci chiami a cogliere questo tempo come un tempo di scelta…».

Un tempo di scelte nuove e rinnovate: è questa la visione e la provocazione che i Vescovi consegnano alle piccole chiese della Campania: “Non è possibile indicare con precisione le cose da cambiare e quelle da assumere oggi e per l’immediato futuro, considerata la situazione in evoluzione. Più che il tempo di dare risposte, questo è il tempo di intercettare domande”.
E le domande, la Chiesa, non può che intercettarle dalla relazione, seppur nella paradossale situazione attuale che ancora limita l’incontro, lo scambio, il confronto nei gruppi o in assemblee…
Quello che è venuto a mancare più di tutto, la relazione, oggi si presenta come l’unico orizzonte a cui puntare perché si compia la Chiesa missionaria.
La Lettera invita a leggere la vita di adesso con sapienza, ma anche a guardarsi bene da forme selvagge di liturgia o di spazzatura religiosa o devozionale che ha circolato in rete nei mesi passati e ancora fluisce attraverso i social: se questa lettura dei limiti che talvolta hanno caratterizzato il modo di manifestarsi è posta anch’essa sotto osservazione, non possiamo che cogliere dal testo l’invito alla prudenza espressiva; ma anche la sollecitazione ad essere comunità in azione, comunità che non sta a guardare ciò che accade ma si immerge con contenuti di fede matura nella realtà.
Tocca a Diocesi e parrocchie la concreta verifica di questo tempo e la traccia pastorale per i prossimi mesi a seconda delle sensibilità “locali”, delle esigenze di ogni comunità diversa l’una dall’altra per espressioni culturali e forme sociali.
Di quale proposta hanno bisogno i credenti della Diocesi di Alife-Caiazzo? Di quale speranza concreta si potrà parlare ai giovani di questa comunità ecclesiale e civile (piuttosto che ad altri)? Quale stabilità morale si proporrà alle famiglie? E quale modello? In che modo si parlerà di Gesù Cristo in un tempo (postCovid) modificato nel suo tessuto economico e sociale…?
Tocca nuovamente alle comunità parrocchiali, dal di dentro (a parroci e collaboratori), leggere i segni e camminare verso i destinatari…interrogandosi sulla tenuta delle preghiere domestiche che i Vescovi campani colgono come buona opportunità di crescita nella fede (in riferimento ai momenti di serrato lockdown), sugli oratori costretti ai “numeri chiusi”; sulla carità donata ai tanti e ora tantissimi nuovi poveri…
Come Papa Francesco ricordava quella sera, è giunto il tempo di scegliere. 

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