Eucarestia e Vita. Il messaggio di Mons. Piazza nella festa del Corpus Domini

SOLENNITÀ DEL CORPO E SANGUE DEL SIGNORE
14 GIUGNO 2020

Messaggio di S. E. Mons. Orazio Francesco Piazza, Amministratore apostolico

L’EUCARESTIA TRASFORMA LA VITA (scarica il testo in pdf)

Tutti devono a lui conformarsi, fino a che Cristo non sia in essi formato (cfr. Gal 4,19). Nel suo corpo, che è la Chiesa, egli continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali, per virtù sua, ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci e, operando nella carità conforme a verità, andiamo in ogni modo crescendo verso colui, che è il nostro capo
(cfr. Ef 5,11-16).  (LG 7e).

«Non basta mangiare il corpo di Cristo, bisogna diventare il corpo di Cristo che è la Chiesa» (ECC, 71). Come i doni sull’altare, per l’azione dello Spirito, anche noi siamo chiamati ad essere persone nuove. Questa mutazione è il senso ultimo della stessa celebrazione: l’eucarestia ci trasforma in figli di Dio, pieni del dono dello Spirito; da persone singole, in comunità di fratelli, nell’amore; siamo resi santi dall’incorporazione all’azione di salvezza del Figlio di Dio, il quale si è offerto come vittima senza macchia (Cf Eb 9,14). Come si vede, è necessario accogliere in profondità che la presenza eucaristica e il memoriale del sacrificio del Cristo tendono a caratterizzare concretamente e in modo del tutto nuovo la possibilità di relazionarsi e di dialogare con Dio, gli altri, il mondo. Si attua, in e attraverso essa, una effettiva trasformazione della persona e della comunità. L’Eucarestia rivela il legame tra persona e la Comunità: non si riceve il Corpo di Cristo solo per se stessi: trasformando la Persona, dona volto nuovo alla Comunità. Ci ricordano questo le stesse parole del Signore: per voi e per tutti.

La realizzazione stessa del soggetto ecclesiale, mediante lo Spirito di Gesù Cristo, richiede una concreta mutazione-conversione. «Come partecipi dell’eucarestia noi ci dimostriamo indegni quando non prendiamo parte attiva alla costante ricostruzione della situazione del mondo e delle condizioni di vita dell’uomo. L’eucarestia ci mostra che la nostra condotta non corrisponde in alcun modo alla presenza riconciliante di Dio nella storia umana: siamo costantemente chiamati a giudizio a motivo del persistere dei più svariati rapporti di ingiustizia nella nostra società, delle molteplici separazioni a causa dell’orgoglio, degli interessi materiali e di una politica di potere, e soprattutto della testardaggine che dà luogo a ingiustificati contrasti nel corpo di Cristo» (Doc.di Lima, 20).

Nel tessuto di tutta la vita, dunque, è necessario accompagnare l’Eucarestia, quale centro e piena espressione della stessa Comunità ecclesiale, con una vita centrata sulla meditazione della Parola, sulla carità verso l’altro e sulla maturazione di un profondo e intimo rapporto con Dio. Le tante disfunzioni e forme di contrasto in ogni Comunità, trovano sicuramente la loro vera e originaria radice nello squilibrio di queste componenti. Per tanto, la vera edificazione della comunione fraterna, nella sua autentica configurazione, si realizza solo nell’Eucarestia e nel memoriale attualizzante del suo mistero di amore e di vita. È amore che domanda amore.

«La celebrazione dell’eucarestia ci impegna nei confronti dei poveri e dovrebbe tradursi in azione sociale: il nostro amore attivo per i poveri e gli oppressi, gli ammalati e gli afflitti, l’attenzione e il rispetto per il creato, l’impegno per la giustizia e la pace, ci riportano all’Eucarestia come fonte e culmine di tutto quello che facciamo (Un solo pane, un solo corpo, 67). Con quotidiana insistenza, la Chiesa ci fa pregare durante la celebrazione eucaristica: «Donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli; infondi in noi la luce della tua parola per confortare gli affaticati e gli oppressi; fa che ci impegniamo lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti».

L’Eucarestia invita a gesti concreti che, nella loro evidenza, richiedono la dimostrazione di quanto possa essere vera una dedizione incondizionata e fedele. Essa è l’azione efficace del mistero del «corpo dato» e del «sangue versato» per ciascuno di noi; e, in essa, ogni uomo, investito e trasformato dalla benevolenza del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, diventa espressione viva e testimoniante dell’inesauribile energia vitale dell’amore che trasforma e rende vera la vita. In tal modo, il corpo dato e il sangue sparso per la vita del mondo esercitano la loro perenne efficacia, sono il fondamento della vera speranza per l’uomo e la storia.

L’eucarestia, quindi, tende a plasmare la vita dell’uomo secondo un modello, un’impronta, una figura, che è Cristo stesso visto nel supremo suggello della sua esistenza, cioè nella Pasqua; e la Chiesa è appunto la Comunità di coloro i quali lasciano che sia l’Eucarestia a dare forma, consistenza, ritmo, dinamismo interiore ai procedimenti della loro vita personale, ai rapporti comunitari, ai progetti sociali, alle iniziative di riforma delle strutture della convivenza umana. Essa diviene, in questo nostro tempo segnato dalle relazioni fragili e spesso inautentiche, segno evidente ed esperienza felice della coabitazione e dell’ospitalità, della condivisione e della disponibilità. È, al tempo stesso, Colui che invita e Colui che accoglie per il banchetto. Per questo deve essere celebrata come sacramento dell’ospitalità di Dio (di Gesù Cristo), come sacramento di una comunità di abitazione e di vita, alla quale tutti sono invitati, anche quelli che non ne fanno parte, che stanno fuori sulle strade e lungo le siepi (Mt 22,1-14).

L’Eucarestia, linfa vitale che trasforma persone e Comunità, rivela il mistero trinitario: è la sua porta di ingresso. Rimanda alla vita stessa del Dio, trino ed unico, e chiede alla singola persona e alla Comunità di essere immagine della Trinità. Immagine della reciprocità, del dialogo vitale e paziente, della disponibilità accogliente, della comunione e della condivisione, della interdipendenza e della mutualità. Da questa fonte inesauribile scaturisce il vero modello delle relazioni qualitative che deve strutturare il nostro essere Chiesa di Cristo. Su questo stile della relazione, armonia delle differenze, si modella il vincolo di fraternità ecclesiale e, come per naturale conseguenza, l’impegno nel servizio di carità.

L’Eucarestia, dunque, trasforma la nostra vita:

  • Purifica dai peccati
  • Unisce /innesta l’anima in Dio
  • Fortifica il cuore per grandi mete, come cibo che sostiene il cammino
  • Aumenta la virtù con l’infusione della grazia (familiarità/intimità/conforto)
  • Restituisce/restaura un equilibrio perduto
  • Conferma e consolida la speranza di vita vera (caparra)
  • Comunica soavità e dolcezza spirituale (libertà del cuore e semplicità)
  • Accende nel cuore l’entusiasmo della divina carità

(Lanspergio 1539, Conciones paraneticae)

«Discende quotidianamente per noi»:
con umiltà…non c’è nessuno a cui egli non si abbassi (è vita sincera/riconosce i doni ricevuti/opera con semplicità/è apertura a Dio)
con pazienza…disposto a perdonare;
con amore…disposto ad infiammare;
con liberalità…pronto ad arricchire l’altro;
con dolcezza…con tanta luce…con santità…per purificare e trasformare»
(Dionigi il certosino, cibo dei deboli).

Ricordati di quale corpo fai parte, a quale capo sei unito; sul fondamento, che è Cristo, fa in modo da essere pietra ben squadrata e ben compaginata nell’edificio spirituale che è la Chiesa (Gregorio Magno).

Le foto sono della Giornata di santificazione sacerdotale organizzata nel giovedì del Corpus Domini presso il Convento francescano di Santa Maria Occorrevole in Piedimonte Matese (11 giugno 2020)